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anno B

MARIA SS. MADRE DI DIO

Dal libro dei Numeri (6,22-27)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Affascinato dal commento di p. Ermes Ronchi per questa domenica, lo condivido con voi come traccia di riflessione e di preghiera per la settimana che si apre oggi. Vi auguro un 2012 pieno della benedizione del Signore!

La prima lettura biblica del nuovo anno fa scen­dere su di noi una be­nedizione colma di luce, in cui prendere respiro per l’av­vio del nuovo anno: il Signo­re parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedire­te i vostri fratelli. Voi benedi­rete: per prima cosa, che lo meritino o no, voi li benedi­rete. Dio ci raggiunge non proclamando dogmi o im­partendo divieti, ma benedi­cendo. La sua benedizione è una energia, una forza, una fecondità di vita che scende su di noi, ci avvolge, ci pene­tra, ci alimenta. Dio chiede anche a noi, figli di Aronne nella fede, di be­nedire uomini e storie, il blu del cielo e il giro degli anni, il cuore dell’uomo e il volto di Dio. Mio e tuo compito per l’anno che viene: benedire i fratelli! Se non impara a benedire, l’uomo non potrà mai essere felice.

E come si fa a benedire? Dio stesso ordina le parole: Il Si­gnore faccia risplendere per te il suo volto. Che cosa è un vol­to che risplende? Forse poca cosa, eppure è l’essenziale. Perché il volto è la finestra del cuore, racconta cosa ti abita. Brilli il volto di Dio, scopri nell’anno che viene un Dio luminoso, un Dio solare, ric­co non di troni, di leggi, di di­chiarazioni ma il cui più vero tabernacolo è la luminosità di un volto. Un Dio dalle gran­di braccia e dal cuore di luce. 

La benedizione di Dio non è salute, denaro, fortuna, pre­stigio, lunga vita ma, molto semplicemente, è la luce. La luce è tante cose, lo capiamo guardando le persone che hanno luce, e che emanano bontà, generosità, bellezza, pace. Dio ci benedice po­nendoci accanto persone dal volto e dal cuore luminosi. Continua la bibbia: Il Signo­re ti faccia grazia. Cosa ci ri­serverà l’anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa so­no certo: Il Signore mi farà grazia, che vuol dire: il Si­gnore si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tut­ti gli abbandoni; camminerà con me, nelle mie prove si ab­basserà su di me, mio confi­ne di cielo, perché non gli sfugga un solo sospiro, una sola lacrima. Qualunque cosa accadrà quest’anno, Dio sarà chino su di me e mi farà grazia.

Otto giorni dopo Natale ritor­na lo stesso racconto di quel­la notte: Natale non è facile da capire. Facciamoci guidare allora da Maria, che custodi­va e meditava tutte queste co­se nel suo cuore; che cercava il filo d’oro che tenesse insie­me gli opposti: una stalla e «una moltitudine di angeli», una mangiatoia e un «Regno che non avrà fine». Come lei, come i pastori, anche noi sal­viamo almeno lo stupore: a Natale il Verbo è un neonato che non sa parlare, l’Eterno è appena il mattino di una vi­ta, l’Onnipotente è un bimbo capace solo di piangere. Dio ricomincia sempre così, con piccole cose e in alto silenzio. 

anno B

IV DOMENICA DI AVVENTO

Dal secondo libro di Samuele (7,1-5.8-12.14.16)

Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio”».

Sei convinto che sia tuo dovere costruire una casa al Signore, che sia tu ad “avere una storia” con lui. In altri termini pensi che per essere in relazione con Dio devi fare qualcosa per lui. E così preghi, vai a Messa, cerchi di fare un po’ di bene. Cose buone, certo, ma lasciano il tempo che trovano se non le comprendi nella loro verità.

A ben vedere, infatti, è il Signore a fare una storia con te, è lui che costruisce la tua casa. A te che leggi il Signore dice: “Io ti ho preso dal pascolo perché tu fossi capo del mio popolo. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra [...]. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa”. E’ lui che vuole costruire una casa per te, una casa che è discendenza, che è eternità. Una eternità che è pienezza di significato della tua vita. Una casa che accoglie tutta la storia del mondo e tutta la storia della tua vita.

La tua preghiera e la tua ricerca di Dio non sono sforzo della volontà ma incontro e dialogo con il Signore che cammina al tuo fianco condividendo la tua umanità. Un dialogo franco, libero, provocante come è quello di Maria che il Vangelo di oggi ti propone (Lc 1,26-38). Domande per capire e non fuggire, per vivere e non morire. Domande che lasciano abitare il Mistero in te. 

Come per Maria, il Mistero in te è incarnazione, è Natale. Buona settimana!

anno B

III DOMENICA DI AVVENTO

Dal libro del profeta Isaia (61,1-2.10-11)

Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (5,16-24)

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.

Viviamo tempi in cui non sembra esserci spazio per la gioia. I motivi possono essere tanti, provo a suggerirne alcuni. Innanzitutto l’attuale crisi economico-finanziaria che, sottraendo risorse alle nostre famiglie, suscita non poche preocupazioni per il futuro. Inoltre la forte competività che sperimentiamo nella società non sempre ci aiuta a realizzare i desideri e le attese che abbiamo nel cuore, lasciando il campo ad una frustrazione strisciante che ci fa ripiegare su noi stessi. Infine la percezione del tempo che passa ci fa sentire più forte la sofferenza fisica e morale legata alla nostra condizione di creature…

Eppure, come ci ricorda san Paolo nella II lettura di oggi, la volontà di Dio per noi è la Gioia! Noi siamo convinti che essa sia la croce o un “destino” da accettare più o meno passivamente, ma non è così.

Di quale gioia si tratta? Di quella perfetta letizia di cui parla san Francesco: “E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli [...] uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente, e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia” (Fonti Francescane 1836).

Non una gioia passeggera, “chimica”, artificiale ma una letizia che ha un nome e uno stile: Gesù Cristo e il suo amore. Questa è la gioia che non passa, che rimane come sottofondo anche nei momenti più faticosi della nostra esistenza, la gioia che è il senso della nostra vita.

“In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” ci ricorda il Battista nel Vangelo (Gv 1,6-8.19-28). E’ vero, non conosciamo la gioia perché non conosciamo Gesù. Ma possiamo cercarla lasciandoci guidare dal desiderio di felicità che sentiamo nel nostro cuore. E possiamo trovarla perché Gesù – da quando ha preso la nostra carne -  è in mezzo a noi. Sempre.

Siate lieti nel Signore!!

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