anno B
III DOMENICA DI AVVENTO
Dal libro del profeta Isaia (61,1-2.10-11)
Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (5,16-24)
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Viviamo tempi in cui non sembra esserci spazio per la gioia. I motivi possono essere tanti, provo a suggerirne alcuni. Innanzitutto l’attuale crisi economico-finanziaria che, sottraendo risorse alle nostre famiglie, suscita non poche preocupazioni per il futuro. Inoltre la forte competività che sperimentiamo nella società non sempre ci aiuta a realizzare i desideri e le attese che abbiamo nel cuore, lasciando il campo ad una frustrazione strisciante che ci fa ripiegare su noi stessi. Infine la percezione del tempo che passa ci fa sentire più forte la sofferenza fisica e morale legata alla nostra condizione di creature…
Eppure, come ci ricorda san Paolo nella II lettura di oggi, la volontà di Dio per noi è la Gioia! Noi siamo convinti che essa sia la croce o un “destino” da accettare più o meno passivamente, ma non è così.
Di quale gioia si tratta? Di quella perfetta letizia di cui parla san Francesco: “E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli [...] uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente, e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia” (Fonti Francescane 1836).
Non una gioia passeggera, “chimica”, artificiale ma una letizia che ha un nome e uno stile: Gesù Cristo e il suo amore. Questa è la gioia che non passa, che rimane come sottofondo anche nei momenti più faticosi della nostra esistenza, la gioia che è il senso della nostra vita.
“In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” ci ricorda il Battista nel Vangelo (Gv 1,6-8.19-28). E’ vero, non conosciamo la gioia perché non conosciamo Gesù. Ma possiamo cercarla lasciandoci guidare dal desiderio di felicità che sentiamo nel nostro cuore. E possiamo trovarla perché Gesù – da quando ha preso la nostra carne - è in mezzo a noi. Sempre.
Siate lieti nel Signore!!


“E’ vero, non conosciamo la gioia perché non conosciamo Gesù”: infatti, l’incontro con Gesù capovolge la propria vita, fa vedere le cose come sono, ci fa capire che tutto è vanità “eccetto amare Dio e servire Lui solo” (Imitazione di Cristo.
“La volontà di Dio per noi è la Gioia! Noi siamo convinti che essa sia la croce o un “destino” da accettare più o meno passivamente, ma non è così”.
Essa è letizia. Dio vuole donarci la gioia, la vera letizia, per questo permette le croci.
Quando San Francesco descrive cos’è la perfetta letizia, aveva capito qual’era la strada per servire il Signore e l’aveva seguita. In un certo senso, si potrebbe dire che la sua era stata una santa astuzia.
I santi hanno molto da insegnarci.
Da loro si impara ad amare Gesù, come San Francesco, San Pio da Pietrelcina, San Domenico, San Benedetto…tutti i santi, ma più e prima di tutti, la Madonna, la più santa fra tutte le creature, l’Immacolata Concezione.
Non c’è un modo migliore per lodarla che recitando il Santo Rosario ogni giorno.
Amando la Madonna, con il Rosario, si impara ad amare suo Figlio Gesù come ha fatto lei. Per questo, credo che il miglior modo per amare Gesù sia amarlo in Maria, come Maria.