anno B
IV DOMENICA DI AVVENTO
Dal secondo libro di Samuele (7,1-5.8-12.14.16)
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio”».
Sei convinto che sia tuo dovere costruire una casa al Signore, che sia tu ad “avere una storia” con lui. In altri termini pensi che per essere in relazione con Dio devi fare qualcosa per lui. E così preghi, vai a Messa, cerchi di fare un po’ di bene. Cose buone, certo, ma lasciano il tempo che trovano se non le comprendi nella loro verità.
A ben vedere, infatti, è il Signore a fare una storia con te, è lui che costruisce la tua casa. A te che leggi il Signore dice: “Io ti ho preso dal pascolo perché tu fossi capo del mio popolo. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra [...]. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa”. E’ lui che vuole costruire una casa per te, una casa che è discendenza, che è eternità. Una eternità che è pienezza di significato della tua vita. Una casa che accoglie tutta la storia del mondo e tutta la storia della tua vita.
La tua preghiera e la tua ricerca di Dio non sono sforzo della volontà ma incontro e dialogo con il Signore che cammina al tuo fianco condividendo la tua umanità. Un dialogo franco, libero, provocante come è quello di Maria che il Vangelo di oggi ti propone (Lc 1,26-38). Domande per capire e non fuggire, per vivere e non morire. Domande che lasciano abitare il Mistero in te.
Come per Maria, il Mistero in te è incarnazione, è Natale. Buona settimana!


Questo passo mi colpisce.
“Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te”
Il Signore è vicino a me, in modo tale, che mi ha portato in braccio in questi ultimi giorni. Ho fatto esperienza di come mi ha liberato da alcune situazioni, mostrandomi la via della salvezza. Da una parte c’è stato il demonio che ha cercato di tentarmi più volte in questi ultimi giorni, attraverso varie cose, ma dall’altra parte c’è stato il Signore che mi ha tratto in salvo, in modo “miracoloso”, facendomi superare le tentazioni grazie a Lui.
Per cui ho capito che vale la pena vivere, lottare, invocare il Signore, costi quel che costi. Infatti, una volta superata qualsiasi tentazione, grazie e per merito di Dio, Il Signore dona molto di più.
E di questo ringrazio Dio e la Vergine Maria.
Vale la pena dedicarsi totalmente alle cose di Dio.
Dedicarsi a Dio per essere tutto di Lui.
Il bene che Dio diffonde attraverso di noi, attraverso il “si” personale, ha un valore e una forza infinitamente maggiore di tutte le prove o le tentazioni che possiamo incontrare sul cammino della vita.
Alla fine ci si accorge che l’amore è più forte di tutto poiché è da Dio.
l’Amore è Dio.
grazie per lo spunto di riflessione
Inno alla carità (amore cristiano) – S. Paolo
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.
Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.
Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.
La carità è paziente,
è benigna la carità;
la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;
tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.
La carità non verrà mai meno.
Le profezie scompariranno;
il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
conosciamo infatti imperfettamente,
e imperfettamente profetizziamo;
ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.
Quando ero bambino, parlavo da bambino,
pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
Da quando sono diventato uomo,
ho smesso le cose da bambino.
Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
ma allora vedremo faccia a faccia.
Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
come perfettamente sono conosciuto.
Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
ma la più grande di esse è la carità.
S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1