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Archive for the ‘Quaresima 2010 (Anno C)’ Category

anno C

V DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)

Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca (22,14-23,56)

Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».

Dalle stelle alle stalle. Non vi sembri irriverente questa espressione nel giorno in cui la Chiesa ci invita a commemorare la passione di Gesù. Ma questo è il senso della sua esperienza umana: lui, che “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (II lettura, Fil 2,6-11); lui che pur essendo Dio non ha sottratto la faccia agli sputi (I lettura, Is 50,4-7).

Dalle stelle alle stalle. Dalla folla osannante che lo accoglie a Gerusalemme a quella che invoca la sua morte… Come è possibile? E’ un problema di aspettative. La folla cercava un eroe che raccogliesse attorno a  sé  il popolo per guidarlo nella rivolta verso i Romani invasori. Ma quando si accorge che il progetto di Gesù è diverso, preferisce eliminarlo anziché provare a cambiare i propri schemi. Capita anche a noi: spesso preferiamo uccidere Dio piuttosto che lasciarci cambiare dalla sua Parola, specie quando è scomoda e ci chiede di cambiare rotta.

False attese... Il messianismo di Gesù è altro. Lo comprende solo il ladrone buono: quest’uomo capisce che Gesù entra liberamente e innocentemente nella sua stessa solitudine, nella sua stessa sofferenza. Si tratta così di abbandonare le nostre false attese ed entrare nella stessa sofferenza di Gesù. Accettare la solitudine, l’abbandono, la morte a se stessi perché gli altri abbiano la vita.

Buona settimana santa!

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anno C

V DOMENICA DI QUARESIMA

Dal libro del profeta Isaia (43,16-21)

Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse:  «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Il passato ci condiziona in modo più o meno consapevole. Nel bene e nel male ci appartiene e a volte non abbiamo avuto modo di sceglierlo. Spesso lo sentiamo come un peso faticoso da portare: ferite, sofferenze, eventi che ci hanno fatto percepire tutto il nostro limite. Altre volte è memoria di eventi fondamentali della nostra vita: scelte, decisioni, esperienze che danno forza al nostro presente.

Ma restare ancorati al passato non sempre giova. Rischia di farci perdere di vista la novità che Dio viene a portare nella nostra vita. In particolare non aiuta quando del passato ricordiamo solo l’esperienza del limite e del peccato.

Cosa può autarci a guardare avanti? L’amore e la misericordia di Dio. E’ vero, Gesù chiama il peccato per nome, non fa sconti. Ma fuggire alla tentazione dell’autogiustificazione dà il giusto valore alla misericordia del Padre: infatti se grande è il nostro peccato infinitamente più grande è la misericordia di Dio che ci ama senza limiti al di là dei nostri limiti. E questo ci mettte al riparo dalla tentazione del giudizio: non possiamo giudicare nessuno non solo perché siamo tutti peccatori, ma perché siamo tutti peccatori amati da Dio.

‘Neanch’io ti condanno – dice Gesù – va’ e d’ora in poi non peccare più’: perdonato il peccato, la donna è restituita alla sua dignità e può riprendere il cammino. Scrive San Paolo nella sua lettera ai Filippesi (II lettura, Fil 3,8-14): ‘Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù’. Non siamo perfetti, lo sappiamo, la nostra santità è il cammino. Si tratta di lasciare agire l’amore di Dio in noi. E questo amore ci conquista concretamente ed efficacemente ogni volta che nell’Eucaristia comunichiamo al suo corpo donato per amore.

Buon cammino e buona settimana!

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anno C

IV DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32)

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò…

Penso di essere un ‘casalingo’. Al termine della giornata mi piace rientrare nella mia ‘tana’ e rilassarmi, studiare, pensare o scrivere, ritrovare il calore degli affetti, il piacere dei ricordi, il gusto del silenzio. ‘Casa’ evoca in ciascuno di noi l’intimità di relazioni sincere, la sicurezza di un terreno amico, il luogo in cui si è accolti per quello che si è e in cui è possibile curare le ferite della vita. Queste esperienzae ci aiutano a comprendere come agisce il Signore con noi.

Dio conduce il suo popolo a casa, la terra promessa nella quale finalmente mangerà i frutti della terra e non più un cibo leggero come la manna (I lettura, Gs 5,9-12). Questa è casa di abbondanza.

Il figlio del Vangelo ritorna a casa e trova il vero volto del Padre, volto che non aveva avuto il coraggio di guardare negli occhi quando pretendeva la sua parte del patrimonio…  Al Padre tutto questo non interessa, aspetta il figlio, previene ogni sua richiesta, sente su di sè le sue fatiche e sofferenze. E perciò lo bacia: la tenerezza guarisce le ferite della vita. Anche questa è casa di abbondanza, abbondanza d’amore.

Chi come il figlio maggiore vive la casa a proprio uso e consumo e il rapporto con il padre in termini di prestazioni lavorative, chi non si concede mai la possibilità di sbagliare non può gustare la tenerezza del Padre e non può amare con la sua stessa dolcezza i fratelli…

Abbandoniamo le nostre paure e il nostro perfezionismo per lasciarci riconciliare con Dio (II lettura, 2Cor 5,17-21); con il suo abbraccio saremo riconciliati con il mondo e con i fratelli.

Pace!

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anno C

III DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Scrivevo qualche tempo fa, a proposito del terremoto de L’Aquila, di sentirmi un sopravvissuto. Anche adesso la sensazione non è diversa, in questi giorni in cui non si è ancora spenta l’eco del terremoto di Haiti e si contano i morti di quello del Cile. Che senso ha tutto questo? Cosa mi vuoi dire Signore?

Anche Gesù fa i conti con la cronaca quotidiana piena di violenza e sofferenza. Ma non ci dice il senso di questi eventi né pensa che siano un castigo di Dio! Ciò che accade nel ‘mio’ mondo dice qualcosa di me stesso, mi invita a cambiare, a crescere, a trasformare il mio cuore. Chiede, in altri termini, la mia conversione. Convertirsi o morire, non ci sono alternative. Perché la conversione è l’unico modo di sottrarre la nostra vita alla monotonia, alla noia, alla mediocrità: “Lentamente muore - scrive Pablo Neruda – chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi [...], chi non rischia. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno [...]. Lentamente muore chi  non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo”.

Dio è esigente, ci dice Gesù, ma è al tempo stesso paziente e ha cura di noi. Ci concede ‘un anno’ per portare frutti di conversione, un ‘anno’ lungo quanto la nostra vita, oppure quanto questa quaresima, o ancora quanto il tempo di un incontro. Un anno sembra un tempo lungo ma, al contrario, è piuttosto breve, passa in fretta… Rischiamo ancora una volta di ritrovarci con un pugno di foglie in mano. Ancora una volta siamo chiamati a deciderci e a farlo in fretta: “io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male” (Dt 30,15).

E tu che cosa hai scelto?

Buona settimana!

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anno C

II DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Il sonno ci fa perdere le cose belle della vita. Si può dormire perché si è stanchi, ma anche per rimandare i problemi senza affrontarli… In ogni caso chi dorme rischia di lasciarsi sfuggire incontri importanti. Ai tre che sono con lui sul monte, Gesù ha da poco comunicato il senso del suo messianismo: dare la vita perché la morte sia scofitta per sempre (Lc 9,22). Probabilmente Pietro, Giacomo e Giovanni sono ancora confusi da questa rivelazione e preferiscono pensare ad altro…

In questa confusione irrompe però la manifestazione gloriosa di Gesù Cristo, al modo in cui la risurrezione vince la morte. I tre sono ancora più frastornati ma possono ora entrare nella nube, nel buio della fede, nel cuore del Dio totalmente altro. E qui unica compagnia è la Parola del Figlio. Il suo ascolto è trasfigurazione: trasformazione del cuore, delle relazioni e dello sguardo sul mondo. E non appena la voce tace e la Parola è stata accolta, resta Gesù solo, non c’è spazio per nient’altro che lui, perché il nostro corpo è ora conforme al suo corpo.

Buona settimana!

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anno C

I DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo [...]. Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Deserto. Luogo di purificazione, esperienza di essenzialità, nostra verità e nostra povertà. Deserti dell’anima, anch’essi purificazione, verità e povertà.

Nel deserto ogni incontro è provvidenza per chi si scopre non autosufficiente. E Dio non si sottrae a questo incontro. Capita di sentirmi ipocrita quando mi accorgo di pregare solo nei momenti di maggior bisogno, ma proprio qui sento che Dio è presente e mi chiama a rinnovare la mia relazione con lui. Lui è nel deserto della mia anima e chiede di fidarmi di lui; posso prostrarmi ai suoi piedi perché solo lui è il Dio della mia vita, non io!

Chi voglio ascoltare il mio io o il mio Dio?

Pace!

Anche questa settimana proviamo a fidarci della Parola di Gesù, lasciando risuonare nel cuore un versetto del vangelo che ristori i nostri grandi e piccoli “deserti” quotidiani.

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